[Google ARA] lo Smartphone Modulare

La realizzazione di componenti modulari è un tema critico per i costruttori di sistemi mobili; tema mai abbandonato per riguardo verso la fascia degli utenti che vorrebbero personalizzare il proprio Smartphone equipaggiandolo con i componenti ad ognuno più adatti come display, tastiera, camera, oltre a facilitare la sostituzione di parti guaste oppure obsoleti. Sviluppatori e makers avrebbero inoltre la possibilità di realizzare nuovi componenti hardware “ad-hoc”, come ad esempio nuovi sensori in supporto alle loro applicazioni.

Attenta a questo tema, Google ha introdotto, a partire dalle API Level 10, l’ Accessory Development Kit (ADK). Si nota particolare riguardo verso il mondo DYI nell’ADK 2012, l’ultimo kit studiato per facilitare la comunicazione tra la piattaforma di prototipazione elettronica open-source Arduino ed i dispositivi Android. L’ADK permette di mettere in comunicazione Accessori Custom con dispositivi Android attraverso la connessione Bluetooth (profili SPP o A2DP) oppure USB (supporto AOA). In quest’ultimo caso, il dispositivo Android usa la modalità Accessory Mode per essere pilotato da un dispositivo USB Host esterno.

In modo analogo, Apple ha creato il programma MFi, per supportare la certificazione di Accessori compatibili con i suoi prodotti mobili.

Questi due esempi che ho citato sono però esempi di accessori “esterni” al sistema mobile. Sarebbe naturale pensare che questa filosofia sia espandibile ad un mondo più integrato, in cui i componenti custom possono essere già presenti sul terminale mobile. Quando Google ha presentato il progetto Ara si pensava ad una nuova possibilità in questa direzione.

Ara è stato uno dei progetti che Google Advanced Technology And Projects (ATAP) ha ereditato da Motorola’s Advanced Technology, quando è diventata società del gruppo Google nel 2011. L’obiettivo è stato mantenuto invariato: promuovere il concetto di “open-hardware” per realizzare Smartphone modulari, coinvolgendo la già attiva comunità creata da PhoneBloks. Il video sottostante fornisce una chiara spiegazione al tema. Dopo l’annuncio nei mesi di diversi ritardi nella sperimentazione, Google ha definiticamente comunicato che il progetto è stato sospeso.

Ci sono altre realtà che lavorano su smartphone modulari (prevalentemente in Finlandia) ma anche queste durante il 2015 hanno avuto un grosso freno, se non proprio una chiusura. Si possono citare PuzzlePhone, Vsenn e Fonkraft (ora sospesa sul sito di crowdfunding Indiegogo).

Non è difficile immaginare le cause di questi “fallimenti”, temi noti nel mondo dello sviluppo di hardware modulare:

  • Difficoltà di progettazione a supporto del concetto di modularità a causa dei requisiti e dei vincoli. Ogni componente modulare con determinate caratteristiche (es. la camera) deve poter essere rimpiazzato con un qualunque altro componente (es. memoria) con specifiche completamente diverse (consumo di corrente, banda canale dati, … ).
  • Ogni singolo componente richiede un proprio contenitore e connettore. Questo richiede spazio e fa risultare il contenitore nel suo complesso ingombrante e con un look poco curato.
  • Il mantenimento della separazione tra ogni componente non permette di sfruttare politiche di riduzione dei costi e degli ingombri facendo risultare il componente aggiunto sempre più costoso di uno integrato.
  • Ogni componente deve poter essere inserito supportando la combinazione con qualunque altro, provocando oneri in fase di test e certificazione.
  • Deve essere competitivo con i prodotti presenti sul mercato in termini di:
    • Peso e dimensioni.
    • Stile.
    • Funzionalità.
    • Prezzo.

Rimaniamo in attesa di future evoluzioni.

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